Marantelli e la pateticità della politica in Italia

Sottotitolo: “Ma cagati in mano e prenditi a sberle.” [cit. Luciana Littizzetto]

Incredibile, ma vero: finalmente, dopo quasi due anni di “attività” all’interno di questa enorme blogosfera che rappresenta wordpress.com, ecco il mio primo post in lingua natìa. Ancora più incredibile è che mi si senta parlare di politica. Perchè, chi mi conosce, sa che i discorsi politici cerco di evitarli in qualsiasi modo. Io partecipo, nelle modalità consentitemi dalla Costituzione (votando), alla vita politica, ma non mi illudo che le cose possano cambiare. Perchè i politici, siano essi di destra, centro, sinistra, cattolici, laici o quant’altro, sono una classe sociale che sta impestando la nostra benamata Patria, un cancro che ci sta lentamente ammorbando e soffocando, impedendoci di progredire e crescere.

Il fatto

La goccia che fece traboccare il vaso della mia indignazione e che mi ha spinto a buttare giù un paio di righe, scritte più col cuore che con la testa,  è stato un servizio trasmesso da Le Iene mercoledì scorso. Riassumendo brevemente: l’intervistatrice, in occasione della ricorrenza del 17 marzo, chiedeva semplicemente ad alcuni deputati quale fosse la ragione di tale ricorrenza, e come mai fosse stata scelta proprio la data del 17 marzo. Uno degli intervistati, l’On. Marantelli, con grande sangue freddo finse che qualcuno lo stesse chiamando, fuggendo e quindi eludendo la domanda alla quale non sapeva dar riposta. Non pago del suo comportamento, nei giorni successivi dopo aprofittò di varie interviste ai giornali per calunniare l’inviata, accusandola di aver tagliato l’intervista, facendolo apparire come un pirla1. Ovviamente la signorina Nobile non si perse d’animo, e fece quindi un’altra intervista all’On. Marantelli, mostrandogli il video integrale della volta precendete e chiedendogli chiarimenti.

Per chi fosse vissuto in una campana di vetro in queste sue settimane, ecco il video completo:

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/218102/nobile-il-marantelli-show.html

Molti di voi probabilmente mi starete dicendo “Ti pare il caso di arrabbiarti per una innocua bugia detta per coprire una lacuna di cui si vergognava?“, oppure “Minchia ma quanto sei incazzoso, per così poco2, eccetera eccetera …

La mia risposta è ovviamente “Sì, cristo santo!”. Non so voi, ma io sono dell’opinione che chi è bugiardo nelle inezie, lo è pure nelle faccende serie. Qui abbiamo di fronte un’autentica faccia da bronzo3 che, posto di fronte all’incontrovertibilità dei fatti, insiste e non si smuove dalla sua posizione. Asserisce che allora “la telecamera non è stata in funzione per tutta la durata della ripresa”, nonostante avesse appena assistito a tutto lo svilupparsi della stessa in maniera continua e senza tagli. Persevera nell’affermare che lui ha detto molto più di quel che è stato mostrato nel video. E tutto ciò, per non voler semplicemente ammettere che non sapeva la riposta.

Patetico.

Ecco dunque il motivo della mia indignazione. Di fronte all’evidenza del fatto compiuto si mente, si insiste, si calunnia, anche quando si tratta di piccolezze, figuriamoci se son faccende più serie. E’ la caratteristica che sembra contraddistinguere ogni politico della nostra epoca. Dopotutto, non possiamo mica biasimarli: se un parlamentare va a letto con una minorenne e poi lo intercettano, si nega tutto. Se si viene a conoscenza di essere possessore di un appartamento a Montecarlo, ovviamente l’interessato non ne sapeva nulla. Se un deputato fa festini a base di coca e trans coi soldi pubblici, ovviamente la storia è bollata come  “una bufala da campagna pre-elettorale”. Se un Governatore della Banca d’Italia, d’accordo con alcuni imprenditori, preme per approvare una Opa illegittima, ancora una volta non si ammette il fatto, e ci si dimette solo dopo forti e ripetute pressioni politiche e dell’opinione pubblica. Se si viene duplicemente condannati per lo scandalo di Mani Pulite … Ah no, quasi dimenticavo, il tale in questione optò per l’ “esilio volontario” in Tunisia dove, stranamente, l’estradizione verso l’Italia non era contemplata.

“votato alla politica”

Ora, io non sono un umanista con interesse al Novecento italiano, il mio ambito di studi è di tipo tecnico/ingnegnieristico, ma a suo tempo la storia l’ho studiata. E la cosa che ho notato è stata la graduale e progressiva deriva nella concezione della carriera politica. Nella prima metà del Novecento difatti, il politico sostanzialmente era una persona con un impiego regolare che decideva di dedicare parte del suo tempo per il benessere della collettività. Da quel punto di vista, la politica rappresentava una passione, un sentimento che scaturiva dal cuore. Questi individui venivano descritti come imprenditori, giornalisti, avvocati “votati alla politica“. Tre semplici parole, ma che fanno parecchio riflettere.

La politica difatti non rappresentava un lavoro a tempo pieno su cui ripiegare, ottenere privilegi, truffare la gente o sistemare il parentado, ma una vocazione . Vocazione svolta sotto l’impulso di una forte passione, non il lucro o l’avidità.

Al giorno d’oggi invece la politica è diventata una carriera, svolta male, incentrata sugli interessi particolari e non collettivi, da portare avanti il più a lungo possibile, vivendo come parassiti sulle spalle dei poveri contribuenti.

Conclusioni

Se siete riusciti a resistere a questo sconnesso fiume di parole, Vi faccio tanto di cappello. Se ho offeso la Vostra particolare inclinazione politica, sappiate che non era mia intenzione. Reputo tutta la classe politica, nella sua interezza e totalità, di un’inettitudine ed una inadeguatezza assoluta per l’ Italia. Ogni volta che penso  agli Stati Uniti che, con 310 milioni di cittadini e 50 stati, necessitano di appena 400 parlamentari per essere governati mentre noi italiani, in 60 milioni appena, ne abbiamo più di 900 suddivisi tra Palazzo Madama e Montecitorio, a cos’altro dovrei pensare, se non che siamo governati da dei buffoni che, per giunta, paghiamo di tasca nostra per prenderci per i fondelli?!

Anni fa, il mio caro e compianto professore di Diritto ed Economia delle superiori, Mauro Casadio4, così descrisse in aula il primo articolo della Costituzione Italiana:

“Articolo 1: L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. Degli altri.”

Poi, fece una lunga pausa. Meditate, gente, meditate.

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1: Il “pirla” l’ho aggiunto io, e vorrei comunque dirglielo pure dal vivo, se mi trovassi faccia a faccia con lui.
2: Sarà un presentimento, ma propendo più per la seconda opzione 🙂
3: Avrei voluto mettere qualcos’altro, che comunque fa rima con bronzo, ma son troppo buono e non l’ho fatto. Anzi no, lo dico: è proprio una faccia da stronzo.
4: Pace all’anima sua, è stato davvero un grande Uomo.

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